1A Idithun, cantico di David. Io dissi: Starò attento sopra di me per non peccare colla mia lingua. Posi un freno alla mia bocca, allorché veniva in campo contro di me il peccatore.

2Ammutolii, e mi umiliai, e di cose anche buone io non parlai; e il dolor mio rincrudì.

3Si acceso dentro di me il cuor mio, e un fuoco divampò nelle mie considerazioni.

4Dissi colla mia lingua: Signore, fammi conoscere il mio fine. E qual sia il numero de' giorni miei, affinchè io sappia quel, che mi avanza.

5Certo, che a corta misura tu hai ridotto i miei giorni, e la mia sussistenza è come un nulla dinanzi a te. Certamente mera vanità egli è ogni uomo vivente.

6Certamente l'uomo passa come ombra: e di più si conturba senza fondamento. Tesoreggia, e non sa per chi egli metta da parte.

7E adesso la mia espettazione qual è, se non tu, o Signore, in cui è la mia sussistenza.

8Liberami da tutte le mie iniquità: tu mi hai renduto oggetto di scherno allo stolto.

9Ammutolii, e non apersi la mia bocca, perché opera tua ell'è questa:

10Rimuovi da me i tuoi flagelli.

11Sotto la tua mano forte io venni meno quando mi correggesti: tu per ragion dell'iniquità gastigasti l'uomo. E l'anima di lui facesti, che a guisa di ragno si consumasse: certamente indarno l'uom si conturba.

12Esaudisci la mia orazione, o Signore, e le mie suppliche: da udienza alle mie lagrime. Non istarti in silenzio, perocché forestiero, e pellegrino son io davanti te, come tutti i padri miei.

13Fa pausa con me, affinchè io abbia, refrigerio avanti ch'io me ne vada da un luogo, dove più non sarò. E' salmo profetico, col quale Cristo rende grazie al Padre, che lo ha esaudito: si offerisce a fare la volontà dello stesso Padre, gli domanda la continuazione delle sue grazie pel suo mistico corpo, che è la Chiesa. Può convenire a qualunque anima giusta, che a Dio ricorra nella afflizione.

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